Dan Brown li manda a L’Inferno

Sindaco e assessori cantano  “ faccelo vede’, faccelo tocca’ ”  . . .O lo scrittore Dan Brown li manda a l’inferno

L’Amministrazione comunale di Arezzo andrà a scuola di canto in attesa che giunga ad Arezzo lo scrittore di fama internazionale, espressamente invitato in città ma che vuole visitare non tanto la casa museo quanto la raccolta di carte, documenti e memorie lasciate da Giorgio Vasari. Documenti di enorme valore storico. Ma l’Archivio vasariano è chiuso. Come si sa. Per cui sindaco ed assessori dovranno imparare a gorgheggiare in polifonia lo stornello “Faccelo vedè, faccelo toccà…Festariiiiii”. Una faticaccia. Sono in 7 e tutti stonati. Che inferno. Ma o così o sarà Dan Brown a mandarli a L’Inferno e Tom Hanks si disinteresserà di loro.

Eppure sembrava una mossa arguta a sfondo promozionale, chiappare al volo il gran battage intorno al film tratto da L’Inferno di Dan Brown e – memori di un non ingiallito ma vecchio articolo del settimanale Panorama, datato 17 maggio 2013, in cui si dava conto, nell’imminenza dell’uscita del romanzo, delle 5 cose da sapere in anteprima sul libro, “con cui stupire gli amici ancora prima di averlo letto” – trovare un link, una connessione, tra Arezzo e lo scrittore di fama, autore dei thriller best seller Codice da Vinci e Angelo Demoni, e invitare lui, il divo di Hollywood interprete della versione cinematografica della trilogia e il regista Ron Howard.

lettera_michelangelo_vasari-2jpgAnzi, a voler essere pignoli e citando l’esatto ordine di apparizione scritto nel comunicato stampa, invitando ad Arezzo l’ex miglior amico di Fonzie divenuto regista sceneggiatore produttore, l’attore Tom Hanks e il popolarissimo scrittore statunitense. Sennonché… Ci sono quattro “sennonché”, purtroppo:
Sennonché uno: il galateo vorrebbe che latore di un triplice invito ad altrettante celebrità internazionali, alle quali Arezzo si linka nel nome di un artista che fu la più alta espressione della civiltà del nostro ‘500, non fosse l’amministrazione, genericamente intesa, omettendo anche di definirla comunale, ma il sindaco in persona, nella sua autorevole veste di Primo Cittadino e, nel caso specifico, di assessore culturale.

Sennonché due: il regista ed ex Happy Days non se la dev’essere sentita di precipitarsi a rispondere di botto alla chiamata dell’amministrazione di Arezzo e mentre neppure Hanks si è fatto ancora vivo neanche con un cenno di vita, da parte dello scrittore è giunta una risposta a stretto giro di mail in cui Brown dice di sì, ma non quando, dice “un giorno”, senza pur tuttavia declinare alcuna intenzione effettiva di venire ad Arezzo su invito dell’amministrazione, genericamente intesa, rimettendo questa prospettiva, comunque non esclusa, in seno ad un’altrettanto generica speranza di “venire un giorno ad Arezzo e…”. Questo “e” di congiunzione vale il terzo sennonché. Il più importante.

Sennonché tre: l’amministrazione e non il sindaco in persona, come Monsignor Della Casa suggerirebbe, lo invita a venire nella città vasariana, altrettanto vasariana della Firenze set cinematografico de l’Inferno, a visitare la dimora di Giorgio Vasari, l’artista degli affascinanti affreschi presenti nel Salone dei Cinquecento del fiorentino Palazzo Vecchio, fra cui La Vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana, raffigurante la battaglia di Scannagallo, la storia e gli arcani dei quali hanno un ruolo importante anche nel romanzo e nella sua traduzione cinematografica, come scrisse Panorama nel 2013 e in Comune si sono ricordati di avere letto.lettera_michelangelo_vasari3
Ma Brown nella sua risposta a stretto giro di mail non dice “ spero di venire un giorno ad Arezzo a visitare la Casa Museo del Vasari in via XX Settembre”…diavolo di un Brown…scrive “a vedere l’Archivio Vasari”.

Accidenti! Certo, c’è da aspettarsi che i fratelli Festari, legittimi proprietari e depositari delle carte vasariane, come ha ribadito il tribunale anche di recente, non frapporranno ostacoli allo scrittore statunitense. Ma meglio non confidare troppo nella fortuna. Da qui la deliberazione unanime di imparare a cantare lo stornello “Faccelo vedè, faccelo toccà…Festariiiiii”.

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